Chi può richiedere e che tipo di danni sono risarcibili

Il danno alle persone, nel corso del tempo, ha definito i propri confini.
Questo tipo di danno non è facilmente individuabile e richiede pertanto competenze altamente specialistiche.

Il danno si riparte in due macrocategorie: PATRIMONIALE E NON PATRIMONIALE.

Per quanto riguarda il danno patrimoniale, esso si riparte ulteriormente nel DANNO EMERGENTE E DA LUCRO CESSANTE.

DANNO EMERGENTE

Il DANNO EMERGENTE è rappresentato dalle diminuzioni economiche immediate e dirette conseguenti al fatto illecito (diminuzione o mancato versamento dello stipendio, perdita di commesse di lavoro, spese mediche)

LUCRO CESSANTE

Il LUCRO CESSANTE si riassume invece nella diversa prova del carattere maggiormente usurante della prestazione o di un’influenza negativa sulla possibilità di percepire particolari compensi per prestazioni di lavoro più intense, di sviluppare la propria carriera, di accedere a lavori alternative, di conseguire futuri compensi.

Il danno non patrimoniale

Il DANNO NON PATRIMONIALE sussiste invece quando ad essere lesi sono i diritti inviolabili dell’uomo.

Nel corso degli ultimi anni i danni risarcibili sono stati oggetto di numerose attenzioni da parte dei giudici costituzionali e di cassazione. Particolarmente importanti in tema di danni non patrimoniali sono le cosiddette Sentenze Gemelle del 2008: trattasi di quattro pronunce della Suprema Corte di Cassazione – Sezioni Unite che innovano prepotentemente la materia dei danni risarcibili. Ciò che cambia, fondamentalmente, è l’eliminazione delle sottovoci del danno non patrimoniale nelle figure del danno biologico, estetico, morale ed esistenziale.

Secondo quanto stabilito dalle Sezioni Unite il danno non patrimoniale è una categoria generale ed unitaria non suscettibile di suddivisione in sottocategorie variamente etichettate. Non può, dunque, farsi riferimento ad una generica sottocategoria denominata “danno esistenziale” né di “danno morale”.
Secondo l’attuale orientamento, determina duplicazione di risarcimento la congiunta attribuzione del danno biologico e del danno morale.

Una prassi bocciata a sorpresa dalle Sezioni Unite che in sostanza affermano che in questo modo si arriva ad una illegittima duplicazione dello stesso danno ma con una precisazione che è destinata a riformulare ogni istruttoria sul danno alla persona e più precisamente sulla rilevanza della sofferenza umana. “Esclusa la praticabilità di tale operazione” – scrivono quindi gli ermellini – “dovrà il giudice procedere ad adeguata personalizzazione della liquidazione del danno biologico, valutando anche le sofferenze fisiche e psichiche patite dal soggetto leso, onde pervenire al ristoro del danno nella sua interezza”.

La Cassazione, eliminando le categoria concettuali al fine di evitare duplicazioni di voci risarcitorie nonché risarcimenti inerenti a danni bagattellari, accoglie l’idea di un danno non patrimoniale unitario risarcibile nei casi di violazione di diritti costituzionalmente qualificati.

In forza di detto orientamento, espresso a SEZIONI UNITE, il Tribunale di Milano ha adottato una tabella che prevede l’individuazione del valore punto unitario (comprensivo quindi delle vecchie categorie del danno biologico, morale, estetico ed esistenziale), consentendo al Giudice di applicare una percentuale di personalizzazione in ragione della specificità di ogni danno.

Danni riflessi

Vi è poi da ricordare la categoria dei cosiddetti DANNI RIFLESSI, nell’ambito dei danni non patrimoniali, i quali sono stati ritenuti meritevoli di autonomo risarcimento dalle SEZIONI UNITE della Corte di Cassazione 9556/02 ove afferma: “ai prossimi congiunti di persona che abbia subito, a causa di fatto illecito, lesioni personali spetta anche il risarcimento del danno morale concretamente accertato in relazione ad una particolare situazione affettiva con la vittima non essendo ostativo il disposto dell’articolo 1223 c.c. in quanto anche tale danno trova causa immediata e diretta nel fatto dannoso, con conseguente legittimazione del congiunto ad agire iure proprio contro il responsabile”.

Si tratta, in buona sostanza, dei danni subiti dai parenti del leso (si pensi alla compromissione della tranquillità familiare, all’impossibilità del coniuge di avere rapporti sessuali con il marito macroleso).

Nell’ipotesi del danno da morte, il risarcimento è calcolato avendo riguardo alle tabelle elaborate dai Tribunali in ragione del tipo di rapporto parentale che sussisteva con il defunto.

Un ultimo riferimento è relativo al risarcimento dei danni non patrimoniali da sofferenza pre-morte, Cassazione sentenza n. 8360/2010: «Quanto al c.d. DANNO TANATOLOGICO, si deve tenere conto, nel quantificare la somma dovuta in risarcimento dei danni morali, “anche della sofferenza psichica subita dalla vittima di lesioni fisiche alle quali sia seguita dopo breve tempo la morte, che sia rimasta lucida durante l’agonia, in consapevole attesa della fine”;……..sì da evitare “….il vuoto di tutela determinato dalla giurisprudenza di legittimità che nega…. il risarcimento del danno biologico per la perdita della vita” (Cassazione S.U. n. 26972/2008, cit., 4.9; Cassazione civ. S.U. n. 26973/2006, 2.14). Il giudice deve cioè personalizzare la liquidazione dell’unica somma dovuta in risarcimento dei danni morali, tenendo conto anche del c.d. tanatologico, ove i danneggiati ne facciano specifica e motivata richiesta e le circostanze del caso concreto ne giustifichino la rilevanza».

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